Recensione di Blogfoolk

Posted by claudio Category: Recensioni

Tratto da Blogfoolk – Febbraio 2018

Organettista di talento e con alle spalle un lungo percorso artistico intrapreso alla fine degli anni Novanta, Claudio Prima, nel corso degli anni, ha dato vita a diversi progetti artistici dai primi passi mossi con Manigold per arrivare a Bandadriatica, insieme al sassofonista Emanuele Coluccia. Proprio questo ensemble è diventato un vero e proprio incubatore di interessanti side-project come l’incontro con i suoni africani di Tukrè e quello con le musiche del Mediterraneo con Tabulè, la Giovane Orchestra del Salento e la più recente La Répétition – West Africa Sessions. In questo contesto non meno importante è stata anche l’esperienza con Adria, intrapresa nel 2010 con “Penelope” e proseguita lo scorso anno con il pregevole “Ad Ogni Goccia”, inciso con la nuova line-up che vede Prima e Coluccia, affiancati dal batterista Francesco Pellizzari e dalla cantante Rachele Andrioli. Composto da undici brani, tra riletture e composizioni originali, il disco ci regala l’incontro tra la migliore tradizione cantautorale e i suoni del balkan jazz, il tutto impreziosito da una elegante quanto originale veste sonora. Aperto dalla dolcissima ballad “Ho chiesto alla luna” composta da Claudio Prima sulla melodia del tradizionale “Beddha ci dormi”, l’album entra nel vivo con le eleganti trame jazzy di “Una rosa” e “Una camera per due” che ci introducono agli intrecci con la world music dello strumentale “Aujourd’hui” e alla brillante “Se deciderò” guidata dall’organetto di Claudio Prima. Gli echi di musica balcanica della title-track fanno da perfetta introduzione al gustoso strumentale “Virginia” e a quel gioiello che è “Valsinha”, doppio omaggio a Chicho Buarque de Hollanda e a Mia Martini, in cui spicca la straordinaria prova vocale di Rachele Andrioli. Il perfetto interplay tra organetto, sax e percussioni ci conduce verso il finale con la bella rilettura di “Garrote” di Hermeto Pascoal, le esplorazioni jazz di “Moulinette e il tradizionale “Quantu me pari beddha” che suggella un disco da ascoltare con trasporto e partecipazione, fino all’ultima nota.

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